IL PROBLEMA ANAGRAFICO DI PAPA ADRIANO IV
Nel Regno Unito è tuttora in vigore una legge promulgata nel 1701 che vieta ai membri della famiglia reale di salire al trono nel caso venisse loro in mente la sciagurata idea di farsi cattolici. (Del resto non è questo il solo esempio di legislazione giurassica che ancora sopravvive in Gran Bretagna: sappia, chi va per mare, che tutti gli storioni e le balene che popolano le acque della Manica appartengono di diritto a Sua Maestà, secondo quanto stabilito nel lontano 1322.) Certo, se paragonata ai tempi particolarmente faziosi della regina Elisabetta I (quando nelle chiese d’Inghilterra anziché leggere la Bibbia si sfogliavano le pagine dell’Actes and Monuments of these latter and perilous days, touching matters of the Church, wherein are comprehended and described the great persecutions and horrible troubles that have been wrought and practised by the Romish prelates, specially in this realm of England and Scotland, from the year of our Lord 1000 unto the time now present; gathered and collected according to the true copies and writings certificatory, as well of the parties themselves that suffered, as also out of the bishops’ registers, which were the doers thereof; by John Foxe - voluminoso libro molto popolare ma con ben poco spirito di riconciliazione, in cui si racconta di cardinali inesorabili e monaci viziosi che non avevano niente di meglio da fare se non mandare al rogo i protestanti), bisogna dire che al giorno d’oggi la situazione è migliorata alquanto, non solo in termini di tolleranza religiosa, anche perché le chiese d’Inghilterra sono generalmente meno frequentate di quanto non accadesse nel sedicesimo secolo, ma pure considerando la maggiore capacità di sintesi nella scelta dei titoli delle pubblicazioni.
Comunque sia, da molti anni ormai non si accusano più i cattolici se la città di Londra prende fuoco, nemmeno se in maniera disastrosa: infatti nessun Inglese di buon senso ha mai nutrito il minimo sospetto che durante le incursioni aeree del ’40 gli apparecchi della Luftwaffe fossero pilotati da chierichetti romani. Per di più, oltre che quella alla volpe, nella campagna inglese è andata in disuso anche la caccia ai preti, non essendo più disponibile l’appetitosa taglia di cento sterline a tonaca (somma con la quale alla fine del diciassettesimo secolo ci si poteva sistemare). Difficilmente, poi, l’attuale inquilino del numero dieci di Downing Street potrebbe sperare di vendere la bellezza di centocinquantamila copie in poco più di un mese se decidesse di dare alle stampe un opuscolo contro la pretesa infallibilità dei successori di San Pietro, ammesso che egli fosse capace di infondervi lo stesso piglio polemico di William Gladstone.
L’atmosfera insomma è molto più distesa e spassionata. Non a caso, la discriminatoria legge di cui sopra è stata recentemente emendata, e adesso i membri della famiglia reale possono almeno sposarsi chi vogliono loro, anche un cattolico se proprio non trovano di meglio, senza per questo essere depennati dalla lista dei pretendenti alla corona.
Restano purtroppo alcune odiose roccaforti di fanatismo. Una di queste si trova nell’amena cittadina di Lewes, capoluogo della contea dell’East Sussex, le cui ripide scogliere sono stranamente meno famose ma altrettanto bianche di quelle di Dover, dove ogni 5 novembre, commemorando il nulla di fatto della Congiura delle Polveri, assieme ai variopinti fuochi artificiali e alle folkloristiche processioni di barili rotolanti, si continua a bruciare l’effigie di Paolo V: come se dare alle fiamme un raffinato ritratto caravaggesco (ma c’è da dire che è capitato anche che si bruciassero le molto meno raffinate immagini di Bill Clinton e di Osama Bin Laden) potesse servire da riparazione alle sofferenze patite dalle vittime anglicane di Maria la Sanguinaria.
Un’altra inespugnabile fortezza antipapista risiede nella testa del dottor Montgomery Bennett, zooiatra della Cornovaglia, il quale non riesce a digerire che il centosessantanovesimo vescovo di Roma ebbe i natali nella contea dell’Herthfordshire. Quella del dottor Bennett è una vera e propria ossessione, egli non ci dorme la notte, gli sembra un incubo. Inutile stare lì a ripetergli che dopo tutto Nicholas Breakspear fu proclamato Papa nel remotissimo 1154, vale a dire quando la cicogna che avrebbe portato Enrico VIII in casa Tudor non aveva ancora imparato a volare, né mancava molto prima che Riccardo Cuor di Leone si lanciasse nell’impresa di scacciare il Saladino da Gerusalemme, così obbedendo ai crociati desideri di Sua Santità Gregorio VIII (lo stesso che aveva perdonato a Enrico II di avere comandato l'assassinio di Thomas Beckett nella cattedrale di Canterbury: per capire come a quel tempo fra i Cristiani d’Occidente fosse tutto un clima di tarallucci e vino e a morte l’infedele, mica il protestante). Nemmeno giova ricordargli che Adriano IV è stato l’unico pontefice inglese, visto che il cardinale Winterbourne ebbe la prontezza di ammalarsi e di abbandonare in extremis la sala di un conclave che nel 1304 lo voleva Santo Padre a tutti i costi, e che quindi non è la fine del mondo, tutto sommato uno su duecentosessantasei ci può pure stare, pensasse ad altro.
Per il dottor Bennett questi sono dettagli di nessuna importanza. Egli proprio non riesce a capisce come facciano i suoi connazionali a minimizzare la faccenda, anzi si scandalizza quando vede che sono ben pochi coloro che prendono sul serio i suoi continui e faticosi sforzi per cancellare l’onta di annoverare un suddito di San Giorgio fra i sovrani di Santa Romana Chiesa.
Sono sforzi anche inutili, almeno fino a questo momento.
Il dottor Bennett ha scritto un libro nel quale cerca di dimostrare come Adriano IV non sia mai esistito. É un obiettivo quanto mai ambizioso, il suo, ed egli merita tutta la nostra stima per la tenacia speculativa e la profusione di argomenti di cui si avvale nel tentativo di perseguirlo.
Ma si capisce che fosse destinato a fallire. Togliendo di mezzo questo Papa inglese, il dottor Bennett si mette infatti in un gran bel pasticcio, poiché ci sono buchi che non può riempire, domande alle quali non è in grado di rispondere. Il fatto è che se Adriano IV non è mai esistito, allora egli si ritrova nella scomoda posizione di dover spiegare chi fu a lanciare l’interdetto contro la città di Roma per fronteggiare i tumulti scatenati da Arnaldo da Brescia; chi incoronò re di Sicilia il principe normanno Guglielmo d’Altavilla detto il Malo; chi fece tira e molla con Federico Barbarossa fino ad arrivare al punto di scomunicarlo; chi creò ventitre nuovi cardinali, fra i quali anche quello destinato alla diocesi dei Santi Cosma e Damiano, ovvero Bosone Breakspear, nipote dello stesso Adriano IV (ma nipote di chi, se lo zio non esisteva?).
Come si vede, è un gioco molto pericoloso quello in cui si arrischia l’intrepido dottor Bennett, un vero e proprio azzardo storico, una percorso pieno di insidie dove ci vuole un attimo per perdere l’orientamento.
Il problema principale è quello di gestire con sapienza e determinazione le conseguenze del suo gesto di mutilazione del passato. A rigor di logica, infatti, per mantenere il punto dell’ipotesi da lui sostenuta e tutelarsi dalla grave accusa di imprecisione storica, egli dovrebbe negare anche l’esistenza di Arnaldo da Brescia, del principe normanno Guglielmo d’Altavilla detto il Malo, di Federico Barbarossa e di ben ventitre porporati, tanto per cominciare.
Dopodiché, sempre per amor di coerenza e scrupolosità, al dottor Bennett toccherebbe innanzi tutto di imbarcarsi su un aereo per Fiumicino; una volta atterrato, quindi, di salire sul Pincio e di demolire il busto di Arnaldo da Brescia che si trova a Villa Borghese nei pressi dell’orologio; successivamente, di spostarsi verso il quartiere Flaminio e di rimuovere le targhe stradali del tratto di Lungotevere che va da ponte Matteotti a ponte Regina Margherita, e questo solo limitandosi alla zona di Campo Marzio.
Se pure egli fosse disposto a farsi carico di tutti questi necessari accorgimenti di manomissione storica e a non lasciarsi scoraggiare dal timore più che legittimo, ove mai la polizia municipale capitolina dovesse coglierlo in fragrante col martello in mano, di incappare nell’articolo 733 del Codice penale (“Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale”), il dottor Bennett si dovrebbe poi occupare di cancellare anche ogni testimonianza del Regno di Sicilia, del Sacro Romano Impero, di buona parte delle Eminenze vaticane, e insomma il rischio è che, muovendo da un collegamento all’altro, levando un po’ qua un po’ là, per un incontrollabile e fatale processo di eliminazione progressiva il dottor Bennett finirebbe col fare tabula rasa della Storia a partire dall’anno 1154, il che sicuramente non rientrava nelle sue intenzioni. Potrebbe addirittura vedersi costretto a contestare l’Atto di Supremazia, eretica confutazione, questa, che avrebbe il sapore della beffa.
Essendo persona molto ragionevole, oltre che affermato specialista in geriatria veterinaria, il dottor Bennett ha però capito d’essersi infilato in un vicolo cieco e ha cambiato strada.
Adesso sta pensando a una ricollocazione anagrafica: vorrebbe radunare i documenti che certifichino come Adriano IV in realtà non nacque in Inghilterra, compito certamente meno arduo e radicale di quello precedente, e tuttavia non è una passeggiata, anche perché sembra che questi documenti manchino.
Ancora non è chiaro se da quest’ulteriore iniziativa di intransigenza confessionale ne verrà fuori un altro libro. Per il momento, quando gli capita di parlarne con un amico di fronte alle forme sinuose e gocciolanti di una pinta di birra scura nel confortevole rifugio dell’Harbour Inn di Padstow, sulla scorta di quanto riportato nel Chronicon Uspergensis di Burcardo di Biberach a proposito della morte di Adriano IV egli si limita a far notare che è semplicemente impossibile, oltreché ridicolo e offensivo, immaginare che un Inglese possa andarsene all’altro mondo perché strozzato da una mosca che gli si infila in gola mentre si abbevera a una fontana pubblica in un caldo giorno d’estate.
Sembra uno spunto promettente, staremo a vedere.
Alessandro Abbate © 2020
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